Ponte di Mezzo
Lo sguardo s'incolla
al tramonto nostrano
le mani hanno ancora profumo
di fior di lavanda
strappata d'urgenza
al vialetto in giardino
le mani impacciate
che scorrono mute e leggere
sui tasti d'un piano inventato
con le mani un bicchiere
che porta alla bocca il ristoro dell'acqua
qual maschera al pianto
le mani nascondono il viso
ti celano noia e sbadiglio
l'incauto sorriso
ammiccano un punto
sospese nel vuoto
tratteggiano a penna un delirio
congiunte in preghiera
le piccole mani al coraggio si stringono
salutano acerbe partenze d'un treno
contratte ugualmente al piacere e al dolore
sia preda o possesso
orgoglio d'un corpo che giace rapito
sprofondano in sabbie dorate
le mani
s'inventano a pagine storie che durano
e rime d'un canto
che arriva giù al cuore
lo culla per ore
affacciate
a spallette d'un fiume
le mani mi tremano oscure
calata è la notte di maggio
©
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