Guardandomi

Strade di case sconosciute,
mai viste, mai percorse,
che rivedo allo specchio nei miei occhi mai vissuti,
e nelle tue ore di quei giorni perduti.
Polvere di sedie spoglie,
di lacrime perse,
dei miei corridoi di fantasmi e foglie,
e della sera in cui mi trovai alla tua soglia.
Il piacevole sciogliersi di un dialogo muto,
perso tra le nostre mani,
tra il tuo dolce saluto,
e nel nostro primo sorriso ricevuto.
Infine, il mio passo affrettato per vederti,
mentre tutti correvano lenti,
in quella comune foschia di caldi deserti,
raggiungibili solo per viverti.
Temevo la solitudine di barche alla deriva,
in acque assolate,
in quei giorni in cui tutto il dolore svaniva,
lasciando posto ad un'immensa ora che veniva.
Veniva cercandoti infelice,
amandoti finemente,
come chi beve vino da un traboccante calice,
e come solo il vento sa fare tra gli indispettiti salici.
Poi giunsero gli odori di un futuro passato,
di un film in bianco e nero non ancora guardato,
di finestre spalancate su giardini,
e di un amore vissuto silenziosamente sui dei gradini.
Dei pianoforti dolcemente additati,
suonano per noi la tempesta in agguato,
aprono per noi la stagione agitati,
e ci ascoltano all'ombra del nostro tacito steccato.
©
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