Mattino d'autunno
Maria Francesca Barbaria
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Immobile,
dietro le grate
della mia giovinezza
ammiro
il sorgere nitido del sole
dietro i monti,
lo accoglie un cielo pulito
che abbraccia i suoi colori splendenti
Parvenza sapiente,
come il grembo di una donna
che accoglie il seme
della vita
Scopro più in là,
del manto variopinto
una piccola stella in penombra,
che resiste coraggiosa
all'avanzare del fulgore
e d'un tratto,
la piccola dormiente
nell'angusto lembo dove
brillando si culla,
svanisce...
Sorrido,
quando mi avvedo
del nascondiglio fuggente
che uno stormo fitto e schiamazzante
di uccelli migratori
tinge nostalgicamente
di nero
Tristemente
mi riconosco nella stella
solitaria e vagabonda
come me,
vagabonda in questo piccolo spazio
che la mente giovane esplora
costruendo cieli
dove le fantasie trovano
culla d'oro per dormire.
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L'autore
Maria Francesca Barbaria
Commenti (1)
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Salvatore Ferranti14 maggio 2010
Una descrizione paesaggistica molto suggestiva. un viaggio che è anche viaggio interno, che conduce ai confini dell'anima. molto intensa e condivisa questa poesia.

