Fumata di un fiato

Siedo sugli spalti di un fiato
che ha abbandonato l'acqua.
Lui osserva cronometrando lo stile,
ride all'impaccio di guizzi entusiasti in coda
e ne sorride,
ma di che sorriso, non so.
Conosce quell'assenza d'aria,
ma respira
bruciando i polmoni al fuoco,
sputando i tizzoni al cemento,
guardandosi le dita gialle e stanche.
Non c'è abbastanza vento qui per rotolare dalle gradinate
e annegare rosso tra le carezze.
Fuma fino al filtro e getta,
senza aspettarsi dita a raccogliere.
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L'autore
Amara
Non scrivo diari, neppure privati. Meno che meno lo sono i miei testi. Qualcosa di me lo troverete, inevitabilmente, ma sono forme del pensiero che provano a sorpassare le mie per andare oltre.
Commenti (2)
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Giorgio Lavino14 maggio 2010
E' perfetta. Un'ira di Dio. Credo la più bella d'oggi, almeno tra quelle che ho sbirciato io. Ti avevo perso di vista e leggendo questo capolavoro credo di averne persi altri. D'ora in poi starò più attento. Ne vale la pena.
Omero Sala16 maggio 2010
La poesia di Amara mi ricorda uno dei miei primi amori: una ragazza strepitosa che amavo irrazionalmente anche se non sempre riuscivo a capirla! Se poi ci si mette anche Tom Waits, ascolto e rinuncio a capire


