L'Attore

Eccomi solo, lontano da me stesso,
abbagliato dalle luci, la ribalta m'inghiotte
quanto mi sento goffo nel cercare di sedurre.
Con parole non mie metto in mostra
un inutile fascino, vesto abiti non miei
e, sempre più lontano da me stesso
assumo pose clownesche, e parlo
oh quanto parlo e mi muovo
cammino, mi siedo e parlo,
oh quanto parlo.
Mi paiono parole senza significato
senza un accordo, senza musica.
Ecco, improvvisa la trappola è scattata
quello che ero non lo sono più:
un nuovo personaggio mi ha sostituito.
Motteggiando e atteggiando gesti
e frasi da super uomo, cerco il consenso l'applauso
guittiscamente mi protendo la platea muta
ascolta ed applaude, parole si parole
ah quante parole, piene di significati
a me sconosciuti .
Così vuole il copione, l'autore
antico ma sempre nuovo
riversa frasi piene di buon senso
che la platea accoglie applaudendo
io schiavo ormai della situazione
seguito a parlare, oh quanto parlo.
Finché il manichino che sono
si trasforma
ritorno a vedere il pubblico
e sorrido.
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Commenti (2)
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carla vercelli21 maggio 2010
Bellissima poesia di introspezione in cui è descritta la farsa della vita dove ci tocca recitare un copione che non sentiamo nostro. L'unico modo per sfuggire ad essere marionette è ritrovare il "pubblico", l'accordo, la sintonia con il nostro essere più autentico in relazione agli altri.
Silvia De Angelis24 maggio 2010
Intensa lirica che mette in evidenza quanto, troppo spesso, nel corso della vita, siamo costretti a recitare parti che non sentiamo nostre e che suscitano, in noi, forte disagio... insinuandoci nella folla, riprendiamo ad essere davvero noi stessi... non più attori, ma pubblico... Poesia piaciutissima

