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Introspezione 21 maggio 2010 · lettura 1 min · 1606 letture

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marcello plavier 198 poesie pubblicate
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Eccomi solo, lontano da me stesso, abbagliato dalle luci, la ribalta m'inghiotte quanto mi sento goffo nel cercare di sedurre. Con parole non mie metto in mostra un inutile fascino, vesto abiti non miei e, sempre più lontano da me stesso assumo pose clownesche, e parlo oh quanto parlo e mi muovo cammino, mi siedo e parlo, oh quanto parlo. Mi paiono parole senza significato senza un accordo, senza musica. Ecco, improvvisa la trappola è scattata quello che ero non lo sono più: un nuovo personaggio mi ha sostituito. Motteggiando e atteggiando gesti e frasi da super uomo, cerco il consenso l'applauso guittiscamente mi protendo la platea muta ascolta ed applaude, parole si parole ah quante parole, piene di significati a me sconosciuti . Così vuole il copione, l'autore antico ma sempre nuovo riversa frasi piene di buon senso che la platea accoglie applaudendo io schiavo ormai della situazione seguito a parlare, oh quanto parlo. Finché il manichino che sono si trasforma ritorno a vedere il pubblico e sorrido.
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marcello plavier
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Commenti (2)

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carla vercelli21 maggio 2010

Bellissima poesia di introspezione in cui è descritta la farsa della vita dove ci tocca recitare un copione che non sentiamo nostro. L'unico modo per sfuggire ad essere marionette è ritrovare il "pubblico", l'accordo, la sintonia con il nostro essere più autentico in relazione agli altri.

Silvia De Angelis24 maggio 2010

Intensa lirica che mette in evidenza quanto, troppo spesso, nel corso della vita, siamo costretti a recitare parti che non sentiamo nostre e che suscitano, in noi, forte disagio... insinuandoci nella folla, riprendiamo ad essere davvero noi stessi... non più attori, ma pubblico... Poesia piaciutissima