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Uomini 27 maggio 2010 · lettura 1 min · 2449 letture

Sciara

Rasimaco 1768 poesie pubblicate
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Ho sempre pensato al bianco che s'ostinava sulle mie mani calcinate da mille e mille meriggi spietati di sole. Sugli occhi cristallini riposavano sassi raccolti in una vita che non avrei mai lasciato in terra a me ostile. Ed erano neri i ciottoli di quella lava che non perdona ed il bianco era solo un ricordo di tante speranze al sorgere annegate nel nero di quella sciara.
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Queste modeste parole sono dedicate al canto melanconico e carico di tristezza di quei contadini dell'entroterra etneo che nell'immediato dopoguerra lasciavano le loro terre per cercar fortuna "'ntò cuntinenti"

L'autore
Rasimaco

unaquaeque hora inveniat te pingentem aeternitatem

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Commenti (2)

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L
Loreta Salvatore27 maggio 2010

Canto dell'emigrante che lascia la terra natia per trovare fortuna nel Continente. Esprime la desolazione e l'amarezza di chi affronta il disagio di una nuova vita, in un contesto ostile. Un'evocazione storica che trova ampio riscontro nei documenti e nel vissuto del passato, ma pur sempre attuale. Versi suggestivi che s'imprimono nella memoria come espressione di rara sensibilità.Un elogio sentito all'autore.

Aldo Bilato27 maggio 2010

ecco!...bisognerebbe far tesoro di questa bella poesia... e spiegare a tutta quella gente, che vestita d'ipocrisia... fa finta di niente... e non ricorda che è da li che ne veniamo... dal chiedere il pane a chi ce l'aveva... un paese figlio... dell'emigrazione e del bisogno... ma la comprensione umana... per il suo simile... forse rimarrà un sogno... complimenti. cià.