Correva l'anno millequattrocentonovantadue
You Don’t Know Me
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giornata di bonaccia
sul ponte gli alisei battevano la fiacca
in cambusa gli uomini
con il morale basso
disperavano per nuovo attracco
Colombo capitano genovese puro
scrutava l'orizzonte col canocchiale d'oro
la bruma all'infinito il giorno nascondeva
coprendone la scia la notte poi scendeva
sui galeoni lenti serpeggia il malcontento
la notte si fa buia e cresce il suo tormento
di Marco Polo il veneto la strada aveva studiato
in mari sconosciuti il mondo circumnavigato
agli albori del nuovo mese nulla aveva trovato
mare... cielo... mare
che andasse tutto in malora
il limite dell'attesa aveva superato
tornare a mani vuote... no, non sarebbe tornato
e proprio quando l'onda spruzzava sale in faccia
dall'alto della tolda su funi e tra i tiranti
s'alza una voce acuta terra! terra!
avanti...
prese fermento il ponte
lo sconforto lasciò il posto
all'unico desiderio di essere in qualche posto
issa le vele alza il controfiocco
spezza le reni al vento siamo arrivati in porto
una striscia di bianca rena
sua maestà la regina ne sarà fiera
scendono lesti in scialuppa Colombo
e la sua ciurma siamo arrivati a terra... cina o india?
la domanda neanche si è posta
finalmente una terra... nostra
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L'autore
You Don’t Know Me
il certo di me non potrà mai essere rimango nell'incerto * 1° aprile 1958 * you don't know me
Commenti (1)
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Il Conte5 giugno 2010
Ecco, qualcuno domandava nel forum quando un testo è prosa: questo è un chiaro esempio ed io mi chiedo cosa spinga l'autore a inserirlo qui come testo poetico e se davvero ha la convinzione che lo sia

