Mio, soltanto mio
Di quel giorno che aveva il volto, il cielo,
io ho tra le mani un filo d'aquilone,
orme sulla sabbia,
un ricordo ad ogni nuova alba
Della mia assenza era testimone il mare
Non ha cambiato fisionomia il cielo,
lambisce l'acqua sempre lo stesso scoglio,
laggiù,
lo stesso sguardo d'infinito,
un caldo raggio di sole sulla pelle,
in questo mio, soltanto mio,
sguardo d'eterno
Di quella luna vogliosa
che occupò la notte,
le ombre di un sogno
a vagheggiare amore,
rubato,
sul filo del desiderio
nel mio non esserci,
una stella cadente svuotò la notte
e nel silenzio trovò voce,
il languore di una carezza
sulle pieghe della pelle
Scivolano lacrime sulla mancante speranza
...che l'uomo sempre agogna, in quell'aver di più
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L'autore
Veitla
Sono nata in umbria, vivo da moltissimi anni a Roma. Nella poesia ho trovato quelle cose che nella vita di tutti i giorni sembravano dimenticanze. Non ho studi scolastici importanti...ma gli esami continuano, vivendo...
Commenti (1)
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Raggioluminoso5 giugno 2010
L'uomo non si accontenta mai e spesso, in questa sua rincorsa, non riesce a cogliere le priorità e alle volte, si rovina tutto e comunque non si riesce a gioire totalmente di quello che già possediamo o abbiamo raggiunto. Una lirica che ho letto con interesse e piacere!

