Quannu u suli smuntò la luna
Mi chiamo Elisabetta Randazzo e vivo in Sicilia, a Bagheria. Da piccola amavo stare in compagnia di mio nonno, Antonio Landolina, amavo stare con lui perché tra le altre cose era anche un Cantastorie e m’incantavo ad ascoltarlo. Non credevo di poter scrivere, in quel tempo… ma con il passare degli anni sentivo cresce
Commenti (8)
Una lirica che mi ha commossa dal profondo per l'immagine donata e il profondo significato espresso. L'uso del dialettale la rende ancora più coinvolgente. Alle volte le parole sono superflue a descrivere ciò che suscita una lettura e questa rappresenta uno di quei casi. Molto apprezzata!
Malgrado non conosca la lingua Siciliana, non trovo difficoltà a leggerla e assaporarne il caldo abbraccio tra vivido ricordo e dolore... tipiche sono le espressioni di un popolo che rispetta la sua gente e la onora, vorrei avere un giorno di questi nipoti...
Un evento tragico sapientemente descritto. Versi vividi che lasciano percepire tutta la tragicità del momento. Letta con apprezzamento.
Lirica in vernacolo veramente incantevole, tra l'ironia della sorte avversa e il pensiero delicato di una cara persona. l'ho molto apprezzata. Mi dispiace per tuo Nonno. NB. nella prima stanza al secondo verso c'è un errore di battitura, cosi come pure nella quarta stanza al secondo rigo.
A me piace l'espressione e quannu u suli smuntò la luna che mi pare esprimere di per sé, con tutta l'efficacia necessaria, l'intenso rimpianto per la perdita di una persona cara.
Non è solo una dedica, ma il tuo modo di dirgli addio, nella sua lingua, che tanto amava, ed in poesia, che per lui era ragione di vita.
Gli ultimi tre versi sono struggenti. Sale un nodo in gola. Mi ero perso questo dolcissimo addio al tuo amato nonno.
E' immensa nel suo vivo dolore che esprime grazia e dolcezza.






