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Comicita' 12 giugno 2010 · lettura 3 min · 1278 letture

Forte di Bibbona. Terza giornata: Pasqua di Resurrezione

Omero Sala 519 poesie pubblicate
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Arriva il giorno della Pasqua Santa: il cielo ride e la natura canta; e solo mentre siamo a colazione si sgrava breve e allegro un acquazzone. Poi torna il sole a darci il suo tepore e noi andiamo a spasso per tre ore: andiamo a passeggiare senza meta sul vial lucente della gran pineta. Tra Cecina e Corneto i luoghi colti parlar e camminar ci vedon sciolti; parlar e camminar ci pare bello se ci accompagna ancor Flavio Martello. Sereno è il conversar, lo spirto lieve e dieci miglia sono passo breve. Oh, quanto parve a me gran meraviglia andar tra filosofica famiglia! Il pranzo poi pasquale, ad oncia ad oncia, ci riempie e ci fa larga la bigoncia, perché noi assaggiar vogliamo tutto, dall'antipasto al dolce e fresco frutto. Noi ci scopriamo crapuloni ghiotti davanti a tagliatelle ed a risotti; la brama senza remore ci assale di fronte alle costine di maiale Davanti a tal dovizia ognun s'affanna e fa della sua pancia una capanna, tradendo ahimè, con questa gran pastura, l'ascetico ideale di natura. Finita poi la lenta digestione e ritrovata un poco la ragione torniam tutti sui colli con fatica e diamci appuntamento a Massa antica. Qui, per disdetta lassa e dolorosa, del duomo la facciata appare ascosa, coperta da tralicci ed incartata, nulla rivela a chi la scruta e guata. In mezzo a quella piazza riaggregati, sostiamo incerti, attoniti, ammirati, fermo lo sguardo liquido e curioso. Il ciel s'è fatto intanto nuvoloso. I nostri amici vibrano concordi d'antichi amori, e fervono i ricordi di quando con il loro professore scoprirono ragioni di fervore. A gara si rammentano le imprese e i sodalizi nati qui in paese, ai tempi belli dei lor primi voli, col lor Virgilio, Mario Lussignoli. E rievocando quella gran stagione viva traspare in essi l'emozione, la nostalgia dei primi vaghi amori e i primi metafisici dolori. Percorrono in salita il vecchio vico, confrontano il presente con l'antico. Il tempo che di tutto muta forma ferisce la memoria che ritorna. Ferisce il cuore e l'anima sconcerta verificare quella legge certa per cui se un luogo amato si ritrova la gioia lì vissuta non s'innova. Troviam però salendo dei gradini il vecchio, ridanciano, buon Magrini, che, noto con il nome di "Scialuppa" se n' vien caracollando con sua truppa. Di lui s'è fatto dianzi un gran parlare, e, quando sotto l'arco ci compare, restiam per la sorpresa un po' straniti, increduli, confusi, sbigottiti. Lì presso v'è una mescita di vini ch'è sede del partito di Mazzini: è lì che questa nuova strana stella ci mena senza mai frenar favella. E' lì che il nostro nuovo allegro duce a sbevazzare tutti ci conduce; è lì che a tutti mostra serio e altero le insegne di Bakunin e Cafiero. Il sole cala e vien lenta la sera. E' tempo di tornare a la riviera. Sull'Appennino un temporale scende, davanti a noi corrusco il sole splende.
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Ode celebrativa di un intenso viaggio, scritta per scherzo (e dedicata agli amici che vi hanno partecipato). La pubblico in tre puntate per i patiti dell'ottava. I lettori dotti possono divertirsi a cercare le numerose citazioni dantesche nascoste. (Se il sito lo consentisse proporrei una gara, a chi ne scopre di più).

L'autore
Omero Sala
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Commenti (1)

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Aldo Bilato12 giugno 2010

or se le citazioni sian nascoste, non so... per me però, puoi andar avanti sino a pentecoste... so solo che da questa lettura... mi ci son fatto una bella cultura... quella che quando s'apprezza il sapere... è come il formaggio con le pere... perciò, aspetto un domani... che la seconda stesura sia trasmessa... così, la leggo con piglio che interessa... ed evito d'andare a messa... complimenti... cià.