Volevo essere un pittore.
Volevo essere un pittore, un tempo.
Volevo dipingere bianche nuvole
in un sempre eterno cielo azzurro,
volevo creare docili torrenti vitali,
dalle trasparenti acque vivaci,
dove pescare giovani sogni da crescere.
Volevo sentire il dolce rumore del pennello,
che elegante s'appoggia sulla bianca tela
con lo stesso suono del lieve battito d'ali
d'una farfalla in volo tra i campi ridenti.
Volevo stendere, sopra il mio quadro gioioso,
il chiaro manto dei freschi prati del mattino
e la delicata curva morbida delle alture collinari
che si svegliano nel primo pallido sole amico.
Volevo far uscire dalle mie stesse mani
il mio mondo preferito, dove essere tranquillo,
nel quale poggiare la mia colorata casa,
solitaria e nascosta nell'ombra rilassante,
protetta dalle braccia possenti di tigli grandiosi,
eppure affettuosi, come padri gentili.
Volevo fare tutto con accurata precisione,
senza tralasciar nulla del mio nuovo paradiso,
sinché non ho alzato il mio capo sognante
e t'ho guardata nei verdi occhi splendenti
come le sterminate distese d'erba nel mio cuore,
ho guardato i tuoi sottili capelli biondi, lucenti,
come caldi raggi di sole attorno al tuo volto.
Volevo essere un pittore, ma il mio quadro già esisteva.
E allora è stato bello abbandonarmi, sereno,
nel tuo delicato abbraccio protettivo, sicuro,
come la silenziosa casa tra i pacifici boschi.
©
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