Su una poesia di Cendrars
Chi è più grande
di quel maledetto di Baudelaire
che rincorre
brandelli di sangue azzurri
e ci spiega trasognato
che la Morte
è una questione di sensualità.
Chi più della piccola Jeanne
può farmi disperare
a intervalli sconnessi
ma ostinatamente ricorrenti
in questo mio estenuante tragitto
che è come il letto di un fiume
di crudele irregolarità
nelle sue piene
e nei disseccamenti spietati,
fino alle crepe delle crepe,
nel tessuto vivo
della mia dubitabile consistenza.
La mia piccola Jeanne
che, come per Cendrars,
viaggia su binari di Russia
e facilita ignara
le mie brancolanti identità
che presto si sciolgono
alla tappa successiva,
al minimo ripensamento
sulla fisionomia da scegliere
prima di concedere le sue piccole dita
a colui che aprirà la porta
dello scompartimento.
Chi più di te, che pure non sei poeta,
ha capito
la tecnica della dolcezza struggente
e schivo passeggia con lo sguardo
malinconico
e si piega, solo un po'
sulla mia traiettoria verso
il cancello della memoria
e chiede a volte
in rapidi momenti come lampi
un riconoscimento.
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