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Natura 26 giugno 2010 · lettura 1 min · 1190 letture

Sui miei passi

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D'arsura l'aria trasuda nell'accecante luce di assolati meriggi. Frinir di cicale e di tortore il tubar nella rovente piana unico rumore. Quiete d’anime attorno, riposan dall'opra, dietro scuri alla luce opposti in ore di calura. Sale, di fieno, l'odor dai campi, tremula l'aria nell'immoto stare mentre canne su fossi dal caldo avvolte, inermi stanno ad aspettar, di sera la frescura. Da calore fasciato, quasi coperta, a riscaldare ricordi su strade camminate porto compagni, antichi rimpianti di giorni andati, quando leggero era il sentire. E rivivo quei luoghi, così cari che mi han guardato, bambino.
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Commenti (5)

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mario calzolaro26 giugno 2010

Ed è con "sguardo bambino" che l'Autore torna alle care immagini del passato: la sua contemplazione si fà viva e vividamente ci conduce- con i suoi passi- per le sue strade!

Raggioluminoso26 giugno 2010

Un rivisitare la natura per viverla e assaporarla anche nel presente. Descrizioni splendide che entrano nell'animo del lettore che si appropria di questo paesaggio dipinto con le emzoioni. Bellissima!

Massimo Mangani26 giugno 2010

sarà perché le poesie sulla natura mi piacciono ma questa si eleva tre spanne sopra la media riverisco con i miei complimenti vivissimi

Sono i luoghi, che hanno osservato questo bambino che assorbiva, come spugna, colori, profumi, suoni, sensazioni sulla pelle... Assaporare a fondo, per non dimenticare, per continuare a respirare quel meriggio d'estate, che è rimasto intatto come allora, nella nostra mente e nel nostro cuore.

S
Silvia Cingolani27 giugno 2010

i ricordi della nostra infanzia ci riportano a momenti da ricordare con dolcezza, ma anche a inevitabili malinconie. Bellissima poesia, scritta benissimo