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Introspezione 27 giugno 2010 · lettura 3 min · 1595 letture

Scialbature in divenire

Angelo Michele Cozza 240 poesie pubblicate
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E' da anni che da più parti, esortazioni mi giungono perché in fiori muti le mie spine, che la mia corteccia disseccata alimentata venga da altre radici. A molti preme sapere perché tristezza mi accompagni e i colori dei miei giorni sovente virino all'oscuro. Oh un cielo biavo sopra le verzure e le giovani corolle affissate dal sole, i petali accarezzati dal vento, la tenerezza di uno sguardo che ama, l'elefantiaco respiro del cuore allo scocco di un gaudio sbocciato! Io conobbi codesti tratteggi, ricordo i fragori interiori per piccoli e grandi tripudi, gli effluvi della primavera, la salsedine del mare, i dolci rimescolamenti del sangue, il luccichio di una pupilla che arde per un figlio, una madre una compagna, i palpiti e il crepitio dei baci ad ogni festa del cuore! Ma rilento ogni fuoco si ammorta: il freddo s'infinita e solo e intirizzito poi l'anima sfibra. Non invernale è il mio tempo, non di nero si tinge lo sfondo dei miei giorni, ma di impallidito giallo! E' nel progressivo svilire che incartapecorisce la vita e si sviluppa la pustola aperta che brucia e, il cuore, eterno convalescente, dalle fitte non sana! E' questo scorrere vano e assiduo che non tollera soste, è la scialba successione pianificata di giorni e di notti sempre uguali, è l'istante che mutandoci muore nell'indifferenza del tempo, è il salto dalla cascata dello svanire, è l'ombra sdentata delle cose perdute, è la cicatrice che indelebile resta dopo aver visto il mondo e attraversato i reticolati della recinta sofferenza, che mi mostrano il volto del nulla, dopo il finale schiantarsi di ogni sogno sfiancato di ogni sfiaccolata speranza! Tra cespi di ortiche accestisce il mio male; alla raffica che spezza il ramo rinsecchito al perduto raccolto di baci attesi al passaggio del mutilo uomo sulla carrozzella relegato, al vetro rotto del vano deturpato nella casa di periferia abbandonata, all'impossibilità della vetusta locomotiva di sbuffare tra i prati, alla vista della melagrana dalle intemperie ferita, che divelta dal ramo esanime agonizza tra le zolle. Di granito è forse l'animo degli altri e d'inconsistente argilla il mio? Io non so... Io non so... Io non posso ringhiottire il rivo di pene che discende dal cuore, infingermi che nulla accade o che il frangente della vita disperati non ci adduca esamini all'ultima proda! Ho visto più in là di quanto avrei voluto! Lasciatemi rimanere nella mia fossa di giorni, accontentarmi di qualche fiore spontaneo; lasciate che ignori e non invidi altrui illusioni puntualmente sbandierate come vessilli ad ogni ricorrenza! Tenetevi pure quanto vi rende felici, bendati da inganno eterno che fallace luce simula, restate. Imparentato con tristezza dal fato, altro io non ebbi in dote se non acerbo sentire!
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L'autore
Angelo Michele Cozza

Biografia Sono nato il 16 gennaio 1947 a Valva (Sa), un piccolo paese della valle del Sele, dove ho vissuto i primi anni dell'infanzia. Da molti anni vivo a ........ in terra di Bari.La mia famiglia di origine, per diverse ragioni, si trasferisce nel 1953 a Napoli. Sono anni difficili, si vive alla giornata. Mia mad

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