Il mio gigante

Prima della tua presenza
e della stessa consapevolezza
di me stesso,
ancor prima di capire
ti cercavo.
Di falsa fede
vivevo bene del mio
e di quello che sembrava
la ragione suprema
di quel vangelo dettato dalla morale.
Prima,
precedente solo al vicolo buio,
a quel gattino bagnato,
del suo pianto,
che m'incatenava a ricordi indelebili
e al falso capire.
Fu oblio
e il mal di vivere,
nella carne fluì sangue infetto
che, con rancore,
rallentò il respiro dell'anima .
Poi arrivasti tu,
gigante d'argilla,
forza apparente
che ridava senso a tutto,
che con parole colorate
-mi regalavi altre catene.-
©
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Commenti (2)
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Camilla Pasetto7 luglio 2010
...incontrare in un vicolo un gattino arruffato che con la sua apparenza innocua e bisognosa ti inchioda ad un'eterna convalescenza... una bellissima e terribile immagine per descrivere un classico degli amori infelici.
F
Franca Canfora13 luglio 2010
Che belle le immagini che hai usato, quel gigante d'argilla che molto mi somiglia," l'essere forti all'apparenza e duttili, fragili come argilla" (è il verso di una mia vecchia poesia). Ma tutto si sostiene, e dopo ogni tramonto inevitabilmente torna il sole... e la poesia è la nostra medicina!

