Il pendolare

La stazione si illumina,
troppo presto riceve la notte,
binari di volti stanchi,
persi in assenti pensieri,
in attesa del treno
che riporta al paese.
Ogni giorno si viaggia
per andare al lavoro,
mentre, ignara,
la mente si volge
a sogni nel tempo nascosti.
Penoso e faticoso
partire al mattino col buio
e col buio la sera tornare,
inconsapevoli e impotenti,
mentre i campi in trionfo
germogliano
e in silenzio sfioriscono
si viaggia soltanto.
L'impegno in città
ti allontana dai muri,
dal tuo abitare,
solo vetrine ed insegne
di false illusioni,
inutile surrogato
del tuo paese.
Vagoni di odore
di carne sudata
che toglie il respiro;
chi dorme un minuto,
chi al telefono spera,
ancora in serata,
illusioni di vita.
E' bello il ritorno
tra vigne, prati fioriti,
gerani ai balconi,
l'incontro di vite
che da sempre conosci,
respirare pulito,
e il saluto distante,
ma come in abbraccio,
ai tuoi cari,
sfiniti sui campi
dal duro lavoro.
Rivederti ragazzo,
in casa, la sera,
coi frutti raccolti,
seduto alla mensa
con vorace appetito,
e poi, risentire
le tue spalle,
come scudo, e
la tua voce incerta
a rassicurare
quel bocciolo di donna
impaurito dal buio,
riascoltare e respirarlo
quel silenzio remoto
che t'accompagnava
sino al dormire.
Ami quello che non puoi ottenere,
ricevi doni diversi da quelli attesi
e il cuore galoppa, selvaggio,
con briglie lontane dalle tue mani.
©
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Commenti (2)
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Raggioluminoso8 luglio 2010
Una lirica in cui sono racchiuse molte emozioni, vissuti e spicchi di vita, fra gioie, speranze e lavoro, all'insegna di una quotidianità scandita dalla fatica delle azioni sempre uguali. Bella anche la contrapposizione della città e delle zone di paese. Una lirica piaciutissima. Letta con molto interesse. Chiusa molto significativa.
Silvia De Angelis8 luglio 2010
Un surrogato di vita in una poesia che racchiude intensi vissuti delineati in modo davvero espressivo e che evidenziano l'intensa sensibilità dell'autore nell'osservare e nel captare ogni minima emozione dell'esistenza... Lirica molto apprezzata

