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Introspezione 12 luglio 2010 · lettura 1 min · 2423 letture

La mia terra

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Francesco Fabris Manini 341 poesie pubblicate
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E me ne andavo da te, l'ultima volta, mia terra, e dai vetri sfilavano le case amiche, e già le nostalgie si facevano dappresso, stringendosi sempre più vicine. Quei richiami, i giochi, le armonie, gli incanti del sole il primo mattino... e le voci, quelle voci che mi fecero grande, prendendomi per mano da bambino. Partivano i boschi e i frassini per gli archi e i giochi, le discese a perdifiato giù dai colli, e l'amore che m'aveva sfiorato col sorriso di quegli occhi. Partivano i fiori dei miei morti ed il silenzio di quel luogo, antico e nuovo, che ogni giorno m'aiutava ad esser vivo. Partiva quell'anima d'allora, col bagaglio di libri e di cartoni, senza appresso un foglio di illusioni, chiuse le certezze dietro la strada senza ritorno.
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Migrare vuol dire lasciare la propria terra a qualsiasi distanza e latitudine essa si trovi13 gennaio 2011
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L'autore
Francesco Fabris Manini

Sono nato nell'immediato dopoguerra e la cronaca della mia vita mi vede risiedere, in tempi e circostanze diversi,in più luoghi geografici e culturali.Soprattutto il Veneto,la Toscana e la Lombardia dove attualmente risiedo.I miei studi primari sono classici (Liceo) e filosofici (Università di Firenze). Amo le mie fig

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Commenti (4)

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Silvia De Angelis12 luglio 2010

Un doloroso distacco da una terra che ci ha visto nascere ed ha allietato momenti di crescita e profonde emozioni... la nostalagia subito si fa pungente, quasi a rimarcar, un non più ritorno... Lirica elegante, molto apprezzata

Calogero Pettineo12 luglio 2010

Un ricordo amaro che fanno di questi versi una malinconica verità. Colma di particolari e ben strutturata.

Raggioluminoso12 luglio 2010

Una lirica che commuove nel profondo, tanto commovente. Immagini ricche che fanno sedere il lettore entro un vagone mentre dal finestrino sfilano le sensazioni, le immagini e i ricordi e pare quasi che i vetri siano inumididi dal vapore del ricordo. Poi la "partenza dei fiori..." Incredibilmente originale e di grande e profondo sentire. Di un fascino assai particolare per finire, una chiusa che racciude tutta l'emozione che contiene questa lirica strepitosa. Splendida in tutti i sensi!

"L'ultima volta... Senza ritorno". Le prime e le ultime parole. Dentro, tutta una vita. Ricordi, rimpianti, nostalgie... E immenso incolmabile dolore, per quel cordone ombelicale che si è dovuto tagliare. Addio grembo materno, radici di un albero che non darà più frutti.