’Ntra radichi accruccati
Mi chiamo Elisabetta Randazzo e vivo in Sicilia, a Bagheria. Da piccola amavo stare in compagnia di mio nonno, Antonio Landolina, amavo stare con lui perché tra le altre cose era anche un Cantastorie e m’incantavo ad ascoltarlo. Non credevo di poter scrivere, in quel tempo… ma con il passare degli anni sentivo cresce
Commenti (5)
una poesia che mi ha entusiasmato. dal primo all'ultimo verso. sarà che sono siciliano e riesco a capire le sfumature del dialetto, sarà che la poesia è proprio bella... la conservo per rileggerla.
Sinceramente non conoscendo il dialetto, sono piemontese, ho faticato un po' a capire alcune sfumature, ma la soronità e bellissima e pure la poesia...
Davvero eccellente... siciliano non sono, ahimè,ma sono stato in grado di apprezzare perfettamente ogni sfumatura di questo piccolo capolavoro!
Come al solito, leggerti in siciliano è una esperienza davvero unica. Riesci ad esprimere la storia della tua gente e si sente dentro ai tuoi versi l'influenza dei grandi poeti e delle stupende persone che hai frequentato. Così i tuoi quadri di vita siciliana sono tangibili; con quelle atmosfere gravide di umanità, quel sentirsi vivi nella sofferenza, nel patire della quotidianità. E le figure di donne d'altri tempi, presenti e silenziose come lo scandire del tempo che riporta l'attenzione alla coscienza comune di un passato opprimente quasi come la calura ed il frinire incessante delle cicale. Non si sarebbe riusciti ad esprimere nulla del genere in italiano... questo è certo.
moglie di un siciliano ho imparato a comprenderne la lingua... e rimango colpita dal pathos, dalla sofferenza, dalle emozioni forti che riesce a trasmettere quando è ispirata come in questa lirica dove l'autore con sagacia, determinazione ma anche una dolcezza volutamente occultata lancia il suo grido di dolore e la sua richiesta a queste "facci 'mpassuluti di li pini..." di silenzio (se ho tradotto bene)



