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Riflessioni 20 luglio 2010 · lettura 1 min · 4804 letture

L’uroboro

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Moreno Tonioni 262 poesie pubblicate
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La progenie è come tenia amorevolmente allevata nelle viscere. Ineluttabile voragine nella quale fluisce vigore e amorevolezza, allibra le sue matrici nel ruolo più rassicurante, ravvisandole scevre da umane ambizioni. Taumaturgica sanguisuga ben salda sul petto, nella regione accanto al cuore, germoglia, divenendo giudice e carnefice della carne natale imponendo il cilicio per le dissentite scelte inconsapevole del potere che esercita sulla sua mente. La progenie, stringendo la pisside colma di insolenza, fiorisce sino a diventare adulta. Dal suo congiungimento nasce una nuova discendenza che assisa al petto limita il respiro imponendo ravvedimenti, seminando incertezze. L’uroboro, in perpetuo divenire, scandisce l’inizio e la fine dell’ennesimo ciclo. E la progenie affranta e in lacrime al capezzale di quel corpo esanime piange abbracci negati riscuotendo l’ultimo amorevole sorriso
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L’uroboro è la figura che rappresenta il perpetuo scorrere della vita. Viene descritto come un serpente disposto in cerchio a mordersi la coda. Contraddittoria la natura umana, si versano fiumi d’inchiostro nell’affermare la ciclicità della vita, per poi disattendere gli insegnamenti che tale studio dovrebbe donare. L’immagine allegata "la madre morta di Egon Schiele"

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L'autore
Moreno Tonioni

Sono Moreno nella vita reale e never- more (assoluta negazione) quando esprimo emozioni in parole. Nato a Bologna nel settembre del 1959, vivo nelle dolciniane valli della Valsesia. Ottimo gourmet amo la buona cucina abbinata a buoni vini. Questa mia passione culinaria è stata per un importante periodo della mia vi

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Commenti (3)

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Annamaria Barone21 luglio 2010

Il serpente che si morde la coda... il ciclo che non si interrompe, l'inevitabile, ma lo è davvero, scontro tra generazioni. Le incomprensioni che si placano, che diventano dolcezza solo nel momento estremo, quando solo quel sorriso consola. Spezzare questa spirale viziosa, camminare verso l'altro, il padre il figlio, per far sì che l'incontro avvenga quando la bellezza dello scambio regala anche il tempo del godimento. Triste e bellissima, un urlo di dolore. Forse di rimpianto, forse di rimorso...

Stefania Stravato2 ottobre 2010

'I figli da piccoli amano i genitori. Una volta cresciuti li giudicano. Raramente, per non dire mai, li perdonano.' (Oscar Wilde) ...quanti di noi, credono di raccogliere un giorno quello che hanno seminato... ...ma spesso, da tanto amore, raccogliamo fasci di rovi... un abbraccio, poeta...

Oriella Del Col23 febbraio 2013

La violenza devastante di questa meravigliosa poesia, precipita in una dolorosa riflessione ad ampio raggio. Quando l'amore più intenso e disinteressato non basta ad evitare la reciproca sofferenza, ci chiediamo cosa sia giusto fare. Non esiste ricetta alcuna che possa garantire il successo. Dobbiamo solo essere onesti con noi stessi mettendoci in discussione, ma cercando anche di evitare "l'accanimento terapeutico" nei riguardi del nostro agire. Il materiale umano è troppo instabile. Che l'Uroboro faccia il suo corso!