Colloquio

Quanta stranezza
in questa notte che torna,
mentre il pane si deve
ancora impastare.
Dolori lontani, ricordi vicini.
Avrei voglia di parlarti
di grotte remote, di
draghi possenti, di sirene
giacenti su lidi sabbiosi.
Ma combatto con ombre
stagnanti nel mio soffrire.
Questa eternità
che separa dal mattino,
nel profumo
di pane fragrante.
non mi aiuta nel pensarti,
mi pare di vivere
con finestra aperta a metà.
Trasformare la pietra
di un mondo lontano,
In uccello con ali,
ma l'uccello m'ha detto
che la pietra non volerà mai,
più veloce di lui.
Dimmi notte,
a che serve la luna lucente
senza il conforto
di un amore vivente.
Rimanere senza fiato
senza ardore, con le mani
disciolte in un acido,
che toglie l'impronta
del tuo volere.
©
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Commenti (2)
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Silvia De Angelis31 luglio 2010
Una sensazione di inquietudine e di malessere soffondono questi versi, d'una notte profonda, in cui pensieri e ricordi s'intrecciano, senza sedare il malumore dell'anima che, in tutti i modi, cerca un sereno conforto... Lirica davvero espressiva, tanto apprezzata
Barbara Golini1 agosto 2010
sono belle queste parole d'amore che rivelano anche attimi di tristezza. Scritta molto bene, m'è piaciuta molto

