Amore
9 agosto 2010
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Lettera dal lago

Quando il lago ha l'ultimo sussulto d'intensa luce e il cielo se la ride con i suoi denti d'oro tra gli sbuffi cenerini del tramonto: io cerco la mia pace.
Gioca l'anatra solitaria a tuffarsi tra le onde, sbirciando di nascosto il mio panino.
Le lancio un piccolo tozzo. Lei arriva: un altro ancora e ancora uno e siamo amiche.
A te non sarebbe sfuggito quest'incontro e, sorridendo puntiglioso, l'avresti commentato o forse, l'indomani, n'avrei trovato traccia nei tuoi scritti o nel tuo canto ...
Il battello delle sette arriva, muggendo e brontolando, al suo pontile.
Un gabbiano volteggia maestoso e mi ridesta quel desiderio di volare, che tu, in un batter d'ali, avresti colto ...
e se i tuoi occhi avessero indugiato troppo a lungo nel vuoto o su quel volo, subito i miei t'avrebbero rivolto, muti, una domanda:
- E' davvero tutto a posto nel tuo cuore? e quell'indugio è forse stato solo il soffermarsi d'un pensiero? –
Incalzano i ricordi e ti sento ancora accanto, mentre m'avvolge un vento lieve e caldo che somiglia a quelle tue carezze senz'intenzione, sfuggite tra gli scherzi, i giochi e l'allegria.
Sfinita da me stessa, chino il capo e non comprendo, s'era soltanto in me questo sentire e tu invece indossavi abiti di scena, ch'ora hai dismesso e chiuso a chiave in un cantone.
Eppure io credo che fossero quelle le tue più vere vesti, la tua anima più bella e questa fede è il mio unico conforto, è la mia pace ... una tormentata pace, che nessuno sa capire.
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