Immondo
Come bambola di ceramica,
dalle vesti lacere di dolore,
giacevo tra le immondezze.
Quando gli occhi ancora vivi
incrociarono i tuoi
mi rialzai
mi ripulii
per essere ancora degno
di un tenero abbraccio.
Breve è la tregua
del crudele destino.
Come colpito alle spalle
da una raffica di mitra
cado in ginocchio
trapassato.
L'incurabile morbo
lascia fori dovunque.
Congiungo le mani
a formare un incavo:
al fiume dell'amore
cerco di attingere,
invano.
Le mie labbra restano arse.
Come scodella forate
sono le mie membra.
Tra gli immondi del mondo
placherò la mia sete?
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
F
Feiben6 luglio 2006
Bellissima. Anche la domanda finale... al posto giusto!