L'estate perduta
dovevo perdere tutto
per capire
che nulla vi era da perdere
guardali i viaggiatori nelle classi
persino all'estate chiudono porte e finestre
e nel sepolcreto stanno
come fredde salme, alle vive impressioni
dei sensi morti
del fiato serale della terra odorosa
di fiori e d'aromatiche erbe
dall'interno fragranze recante non sanno,
né la brezza marina ebbra di sale
e lontananze dalle sterminate
distese dei mari spirante
in faccia chiudono a te le finestre
baldanzoso dio dell'estate,
al tuo passo maturo, al tuo ricco cammino
l'antico passo ostacolano
reclusi dal benessere che nessun bene dona
sordi alla canora commedia
del gioco ornitologico, all'intrecciarsi ludico
di rondini nell'azzurro profondo,
lo stridulo gracchiare del cibo per ebeti
assimilano per prescrizione a tutte l'ore:
"Bere molta acqua" raccomanda alle papere
o al sonoro concerto meridiano delle cicale
la serie infinita di squallide saghe
e piagnistei contrappongono e romanticumi,
labili larve, più patire non possono
dell'astro cocente la radiazione
che l'ossa calcina e fa terracotta la pelle
ma dalla sferza canicolare si proteggono
incapaci a sopportare l'accecante inondazione
della luce zenitale e dell'ora panica
non conoscono l'ebbrezza, laddove
il piede d'un dio s'incontra
stampato nella natura divina che scende
a tanta sovrabbondanza di luce benedire
di giorno e di notte il cadavere conservano
al freezer, assediati dal fuori della vita abbagliante:
a vuoto la placida notte della luna sorride
dalle nuvole e silenziosa e inavvertita
vetri e saracinesche serrate di balconi trascorre,
il cielo stellato invano trapassa con moto
immutabile verande blindate e terrazze deserte,
più non fascina il girotondo delle costellazioni
e nessun occhio la scintillazione misteriosa
della pura origine astrale incanta
ma seppelliti negli antri dell'anima morta
ogni cieco all'altro augura la buona visione
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L'autore
paolo corinto tiberio
Prima, quand'ero piccolo acchiappavo l'aria con le manine poi le lucciole, poi le lucertole poi acchiappavo le nuvole; ed ora che sono cresciuto acchiappo i fantasmi da adulto
Commenti (1)
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adrianus16 settembre 2010
Mi è piaciuta ma per i miei gusti è troppo prolissa, avrei preferito che i concetti (bellissimi) fossero evocati, più che descritti!