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Vacanze 19 agosto 2010 · lettura 2 min · 3756 letture

L'estate perduta

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paolo corinto tiberio 318 poesie pubblicate
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dovevo perdere tutto per capire che nulla vi era da perdere guardali i viaggiatori nelle classi persino all'estate chiudono porte e finestre e nel sepolcreto stanno come fredde salme, alle vive impressioni dei sensi morti del fiato serale della terra odorosa di fiori e d'aromatiche erbe dall'interno fragranze recante non sanno, né la brezza marina ebbra di sale e lontananze dalle sterminate distese dei mari spirante in faccia chiudono a te le finestre baldanzoso dio dell'estate, al tuo passo maturo, al tuo ricco cammino l'antico passo ostacolano reclusi dal benessere che nessun bene dona sordi alla canora commedia del gioco ornitologico, all'intrecciarsi ludico di rondini nell'azzurro profondo, lo stridulo gracchiare del cibo per ebeti assimilano per prescrizione a tutte l'ore: "Bere molta acqua" raccomanda alle papere o al sonoro concerto meridiano delle cicale la serie infinita di squallide saghe e piagnistei contrappongono e romanticumi, labili larve, più patire non possono dell'astro cocente la radiazione che l'ossa calcina e fa terracotta la pelle ma dalla sferza canicolare si proteggono incapaci a sopportare l'accecante inondazione della luce zenitale e dell'ora panica non conoscono l'ebbrezza, laddove il piede d'un dio s'incontra stampato nella natura divina che scende a tanta sovrabbondanza di luce benedire di giorno e di notte il cadavere conservano al freezer, assediati dal fuori della vita abbagliante: a vuoto la placida notte della luna sorride dalle nuvole e silenziosa e inavvertita vetri e saracinesche serrate di balconi trascorre, il cielo stellato invano trapassa con moto immutabile verande blindate e terrazze deserte, più non fascina il girotondo delle costellazioni e nessun occhio la scintillazione misteriosa della pura origine astrale incanta ma seppelliti negli antri dell'anima morta ogni cieco all'altro augura la buona visione
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dalla raccolta "L'Azzurro Assoluto"

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L'autore
paolo corinto tiberio

Prima, quand'ero piccolo acchiappavo l'aria con le manine poi le lucciole, poi le lucertole poi acchiappavo le nuvole; ed ora che sono cresciuto acchiappo i fantasmi da adulto

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Commenti (1)

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adrianus16 settembre 2010

Mi è piaciuta ma per i miei gusti è troppo prolissa, avrei preferito che i concetti (bellissimi) fossero evocati, più che descritti!