Il sorriso del gerarca
Felice Di Giandomenico
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Ancor di sangue
madide le mani.
Mi hanno sfiorato,
inseguite da un sorriso
che aveva il candore
di un bimbo,
incastonato tra due ossa.
La morte cicca
ha strizzato l'occhio
ad un istante eterno.
Avrei voluto –
ma non ho potuto –
ripagare il
tuo smarrito sguardo,
che mi trafiggeva,
mentre le epifanie
della memoria
iniziavano a riesumare
immagini di dolor consunte.
Sferragliar di treni
e olezzi di nafta,
grida per tenersi al
riparo dall'alito fetido
di un'ingiusta morte.
E ora qui,
in questo eterno istante
quelle immagini
si smembrano nel tuo sorriso
trafiggente,
candore di un bimbo,
incastonato tra due ossa,
eterno istante da dimenticare.
©
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L'autore
Felice Di Giandomenico
Sono nato a Roma il 19 settembre del 1961. Le mie, più che poesie nel senso stretto del termine, sono momenti impressi sulla carta che esprimono stati d’animo particolarmente intensi in cui, il desiderio di scrivere "un qualcosa" che possa descriverli, diventa particolarmente forte. Momenti che si presentano di solit
Commenti (1)
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Angela Merletti20 agosto 2010
Mi è capitato di provare le tue identiche sensazioni. Sei riuscito a metterle in poesia in un modo così toccante, profondo... Ti faccio un applauso. Sei grande!

