Affamati di carni crura
Mi chiamo Elisabetta Randazzo e vivo in Sicilia, a Bagheria. Da piccola amavo stare in compagnia di mio nonno, Antonio Landolina, amavo stare con lui perché tra le altre cose era anche un Cantastorie e m’incantavo ad ascoltarlo. Non credevo di poter scrivere, in quel tempo… ma con il passare degli anni sentivo cresce
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Gli ultimi tre versi e in specie 'aggubbati supra la terra' evocano in me l'immagine di un branco di iene. Le vere iene però sono animali utili mentre quelle umane sono abominevoli. Bella scelta musicale.
C'è una cultura antica che si tramanda nei versi di questa autrice e nel dialetto che sa di sangue e sudore, di lavoro duro, di terre incallite e bruciate dal sole, di profumi che non hanno tempo e di saggezza. Non è il tema che ho voluto interpretare ma la sensazione che provo nel leggere i suoi versi. La sento tanto.
le parole a volte sono più taglienti delle lame e ferisco e graffiano, e mettersi in mezzo alle parole altrui spesso sfianca, stanca, avvilisce, sopratutto quando si percepisce l'impotenza, l'inutilità del nostro mediare di fronte alla cocciutagine stupida e perniciosa di alcuni, che più che le iene ricordano ben altro animale. Apprezzata
anch'io!... è da sempre che cerco di dare... e non ho il ritorno che dovrei... forse perché non abbiamo ancora imparato a ricevere... sei una splendida persona... cià*
Ho avuto qualche difficoltà con qualche termine, eppure, quei denti che affondano nella carne viva e quell'affanno che descrivi sono arrivati diritti al cuore... delle poesie dialettali amo la musicalità e la bellezza di tenere in vita la propria lingua di origine, perché in fondo di una vera e propria lingua si tratta, quella dei padri e dei nonni spesso, qulla delle persone che incroci e vivi se hai la ventura di vivere in posti diversi da quelli nei quali sei nata... E' solo il pensiero di chi si avvicina alla poesia con grandissima umiltà e si bea delle parole di chi poesia scrive...





