A un rustico
La morte cade funesta come la ghigliottina di un dio malvagio.
Una vita di fatica, di sacrifici, ma nonostante ciò
ben ricompensata dai sorrisi del proprio raccolto,
spazzata via da una folata gelida e improvvisa.
Il corpo s'irrigidì d'un tratto.
L'anima confusa si spegneva come la fiamma d'una candela.
Ondeggia confusa e poi, imporovvisamente, si spegne;
lascia dietro se uno scarabocchio di fumo che si dissipa nell'immenso vuoto.
Eppure quel giorno,
su quel defunto,
sul suo volto
si poteva notare un lieve rivolo di sudore che ricadeva su un sorriso gioioso.
Quindi questo Dio non è tanto sprezzante della nostra vita.
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