Finis terrae xxx o
Come la stella ai magi,
il corto volo dei gabbiani,
sempre più frequente di ritorni
e dallo stridio sempre più intenso,
ci indicherà la via all'istmo
di cui avremo sin lì soltanto udito.
Il grande istmo sarà là,
scoglio e sentiero,
disteso nel farneticante ribollire
di spume biancheggianti
tra quei due mari
che mai potranno riunirsi
se non molto più avanti.
La nostra finis terrae sarà dunque
una sottile lingua di scogliera
confusa e immersa
nelle nebbie del domani
che non fanno intravedere
e nemmeno immaginare
né altra terra ancora
né ciò che di noi sarà.
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Commenti (2)
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Clara Gismondi4 settembre 2010
Assai assai piaciuta... una poesia che fa sognare tempi e luoghi indefiniti. La vita nel suo stridore ha voli corti ma chi ci crede ancora alla via stellata sa che quello che non si vede può essere più reale del reale e fittizio mondo del quotidiano.
Nemesis Marina Perozzi5 settembre 2010
Non sappiamo cosa sarà di noi domani, se continuerà la bassa marea, che unisce la terraferma allontanando i mari, o se arriverà l'alta marea, a rimescolar le acque, isolando le due scogliere. Saremo preparati ad accettare il fato? Sapremo affrontar l'incognita che ci attenderà in un futuro che non sappiamo quanto lontano?

