Mi fossero rimaste le promesse
Gesuino Curreli
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Mi fossero rimaste le promesse
avrei gioito come del soldino
che la madre mi avrebbe dato
un altro giorno.
Passa l'età e si avanza nel cammino
con passi dolci e amari
ma indietro non si fa ritorno.
E' vano adesso ed acre ogni giochino,
perduta la più casta ingenuità,
non riusciamo a governare i nostri eventi,
e, uomini a metà, non ci rimane
neanche l'illusione.
Quella era dolce attesa di un nonnulla,
una sana pretesa,
la gioia di contare per qualcuno.
-Allora? -
Aspetto il silente plenilunio
nel confuso fluire di stagioni
per assaggiare il canto dei ranocchi,
come quando l'amore era tentoni,
appartati, lontani dai rintocchi
nella sera.
- Cos'altro? -
L'inganno ancora di un'altra chimera
che nasconda i timori dei pensieri,
come il cieco palpito che c'era,
finito con le ore delle attese,
smarrite con la fola l'altro ieri.
©
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L'autore
Gesuino Curreli
Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....
Commenti (2)
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Perlanera12 settembre 2010
Un'introspezione che lascia il retrogusto amaro del disincanto... "Che me ne faccio dei sogni ora che ho perso le mie illusioni?", sembra voler dire, in uno stile di raffinata, malinconica Poesia. Molto bella. Un ca. ro sa. lu. to!
I
Il cobra12 settembre 2010
Condividendo il pensiero di Perlanera, dico che questo Gesuino Curreli, anche solo a giudicarlo da questa "prima" sua poesia che qui leggo, è Poeta autentico che ha una chiara visione di cosa è la poesia, la vera Poesia. E "il cobra" non lo punge, perché lo ammira.

