La fine del mare
applicata protesi di scintille aleggianti carente
al mare dell'essere, altro non vedo se non malattie
o furori, avidità o ii mostruosi da abissi
magnificati dal mezzo risalenti ai mortali
occhi non hanno ma d'elettroni fascio spazzante
fantasmagorie corrotte d'alito infernale di piovra
reale, immanente, orrida, che tutto prende dal nulla
nel nulla l'ampiezza del cuore dell'uomo rigetta
fibre spezzando del corpo e fa mostro il domestico
non ti riconosco, non ti giustifico catafalco elettronico,
punto fisso non sei, non centro non orizzonte
ubi inscrivere spazio circoscrivente, nessuna religo
in deformità deiformi, monstriferi ti abitano e disgusto,
lurido cronòtopo non pubblico non privato, topo di rifiuti
immarcescibili intasanti l'ingenua freschezza dell'onda
che la mano d'un dio in pura geometria circonscrisse
scintilligrafie morgane d'ottiche illusioni,
omogenea omologa pietanza del tempo svanito
nel pozzo catodico dove strisciano incubi
digitali e ciechi lanciano dadi e oculari
di vermi infestati e scorpioni, proiettivi delitti
e deliri l'indicibile infrange, l'inudibile sente
e da orrido vuoto cicaleggia ad orrido vuoto
di maschera macabra, messaggera di vite spezzate
e violate nell'ampia varietà di raccapricci,
da schermi prodotta nel sottoterra di lugubri mense
dove mani unghiate brindano e tirano i fili del mondo
nell'obbrobrio s'estasia la bestia d'anime seppellitore,
là, tutte le morti conforma a democratica norma:
a volo precipita su qualunque disgrazia
o sciagura e tragedia in farsa trasforma: su morenti
su asfalto giacenti in laghi di sangue, di sangue
vivo da gola squarciata erompente, da petto
traforato di spari, di viscere palpitanti gode
e non s'astiene feti scrutare da squarcio
d'intrusa schermata l'origine profanando
tutto il sangue del mondo il ricettacolo sozzo
centrifuga, là lupi con lupe assatanate
e rapaci ombre con serti di serpi
coronando sbranando da vuoti sepolcri gli empi
canti risalgono d'esecrabili palinsesti
i pensieri del mare assordando e
dell'uomo la fine è vicina
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L'autore
paolo corinto tiberio
Prima, quand'ero piccolo acchiappavo l'aria con le manine poi le lucciole, poi le lucertole poi acchiappavo le nuvole; ed ora che sono cresciuto acchiappo i fantasmi da adulto
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