Una domenica mattina
Mentre tutti credono chissà che
continuo a cibarmi del folle zucchero
Non mi nutro di altro
Per poter digerire l'assoluta disumanità sulla quale galleggio
Incapace di riposare, non parlo di dormire
Illudendomi che ci sia una fine, che resti tutto sospeso sino al capolinea
Il termine della corsa, l'ultima fermata che appare fugacemente
A volte
Quando sfogli le riviste di arredamento, oppure la domenica mattina in alcuni discount dislocati Raggiungibili quando sei alla periferia di te stesso, luoghi fantasma che cambiano continuamente posizione, come magiche e inafferrabili isole abitate da pensionati e badanti, scambi di dentiere: luccicanti incisivi e premolari in lega d'oro si accompagnano alle rosee gengive che riposano
La notte, nei bicchieri decorati della Nutella, aggregati umani in cerca del prezzo migliore
Così continuo a consumare le mie zuccherine colazioni, con la luce del giorno che mi sodomizza.
Mi sporgo da un tetro balconcino, quelli sotto non sembra se la passino meglio, sono più veloci
Hanno abiti socialmente più accettabili
Si è guastata la lavatrice, forse è meglio che torni a letto
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!