Aliti
Pagina dopo pagina
leggevo dai vetri i sorrisi
ora fiduciosi
ora più amari
ibridi
dei bimbetti scapigliati
uomini o donne diseredati del senno
mai davvero amati
una corrente deliziava lo scafo
fino a raggiungere le umide tane
si scoraggiava il giorno ad alzarsi
dentro mondi rifiutati
nel tempo stremato di un'ora
ho balbettato il mio nome
per appendere una luce
alla coscienza che spariva
se mi hanno destinata a Cristo
vorrei conoscerlo un attimo vero
non c'è negli occhi di questa sera
che un cristallo opaco a vaneggiare l'aria
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Commenti (1)
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carla vercelli25 settembre 2010
Aliti sui vetri che danno l'idea della inconsistenza delle cose. Anche il giorno non si desta a mondi di nulla e di male. C'è bisogno di certezze, di presenze, altrimenti la sera non è che un cristallo su cui vagheggia l'aria. Molto, molto bella e intensa.
