Parca (Atropo)

sovrasti
lo sfarfallare rumoroso e vano
di questo formicaio miserevole
tu
sorda e soave
adusa al canto cinico di dolcezza
fili
torci
spremi
spezzi
nell'eterna processione di respiri
leggera
come chi strappa un mazzetto di viole
senza stupirti allo stupore delle carcasse
che ogni tuo taglio impassibile
accatasta nel caso apparente
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L'autore
Amara
Non scrivo diari, neppure privati. Meno che meno lo sono i miei testi. Qualcosa di me lo troverete, inevitabilmente, ma sono forme del pensiero che provano a sorpassare le mie per andare oltre.
Commenti (1)
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In Venere veritas27 settembre 2010
magari mi sbaglio, ma mi sembra che ti sei negata qualche immagine più forte... quella della violette non rende bene la violenza della parca. però non male.

