Sospiri
poetapercaso
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Delirio perverso la felicità,
un vaneggiare d'anima negli ultimi spasmi
di vita tra i vicoli di quest'ades
Non ho che rimpianti che si infrangono
su spiagge d'indifferenza e agitano pensieri
nel tumultuoso susseguirsi d'albe e tramonti
ancora rincorro ancestrali chimere
dal sapore salmastro della porta fetale
che mi vomitò nel mondo.
Dal primo vagito non furono che sospiri
ed un aggrapparsi avido a mammelle
piene del nettare che m'acquetava.
scivola il tempo
tra tortuosi viottoli polverosi
nell'altalenante certezza della speranza
il cui incerto eccedere diviene fede.
La vita non è che un vaneggiante
rincorrere di lattine vuote
svellere porte d'umori umide
per ravanare con le dita felicità
come fosse miele,
uno stringere mammelle piene
a mungere latte dolciastro
come potesse quetar sete.
E non rimane che l'attesa
del silenzio sotto cipressi antichi
l'aprirsi delle porte dell'oblio
dove ancestrali ricordi amniotici
dissuaderanno lotta
e tra rantoli e lenzuola calde,
in un sospiro, scivolerò via
lasciando un gusci vuoto,
e ricordi, che concentrici fuggiranno via
nello stagno cheto del tempo.
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