Noi, poveri commensali alla mia tavola

ho abbandonato i respiri
e i freddi pensieri avvolti dal bianco,
dal nero
dai colori mai visti,
accolgo i profumi del tempo
persa di parole inghiottite.
Il merlo passa
non mi parla del suo volo,
vorrei che mangiasse
appoggiato alla mano
piena di chicchi pronti a svanire
di bisogni affamati,
quelli certi e degli altri
e mi ritrovo a chiamare più forte
apparecchiando la tavola sguarnita,
mangiando insieme
senza posate
l'assenza di classe
offre al gusto la voglia
e le dita alla bocca
portano il sapore
che assorbe la pelle
mentre l'aria condensa
un inverno senza brace.
©
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L'autore
Dalassa
Non amo parlare della mia vita ma amo leggerla, tradotta in pensieri, sensazioni, poche righe che mi aiutano ad auto analizzarmi. I versi che scrivo attingono ed evocano in me immagini surreali che suggestionano da lungo tempo la mia fantasia. Rileggendomi però non sempre mi riconosco. Cerco di proiettarmi in ciò che e
Commenti (3)
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astronauta13 ottobre 2010
ribbellione pianamente condivisa pian piano i diritti perderemo sul tempio del denaro piaciuta apprezzata
Tiffany 7013 ottobre 2010
...e non voglio immaginare il futuro prossimo... mi vengono i brividi! Ottima riflessione, versi molto belli!
mario calzolaro13 ottobre 2010
La poesia è molto bella... la tematica trattata ha il mio incondizionato e totale consenso

