Venere
I
Venere scorreva libera
nelle vene
con la grazia e il brio
di un ruscello
e profumi di fiori nuovi
dentro agli orli
delle acque novelle
ma fu l'uomo dal pulpito di marmo
- e ben me ne ricordo-
ad arrestare il flusso divino
-se l'umano è figlio di dio-
con l'indice brandito
nell'aria d'incenso
ed un messale di muffa
sopra alla balaustra.
II
Padre - padre
dei miei piedi scheggiati
ammira con i tuoi occhi offuscati
lo scempio della tua paura
dentro l'assenza di liquidi nidi
che ti smarrì in quell'alba ignara
quando i tuoi occhi infossati
videro
la bellezza fertile del mio corpo
duttile.
III
Guerra, guerre e sangue
e fame
e dolore
incisi nell'indice del furore
seminasti e semini
ancora
homo sapiens-
sapiens...
IV
Risorgi o venere
risorgi e cammina
raduna il corso delle tue acque
disperse dal cieco dolore
fanne specchio e gioia
della tua integra natura
così s'annulla
-si spera-
del padre, l'atavica paura.
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Commenti (2)
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D
Domi31 agosto 2006
Grande immedesimazione, linguaggio troppo classicheggiante e ampolloso. Cmq non c'è male! Spero che tu sia trasparente e soave come la tua poesia.
C
Camel3 settembre 2006
sono stato veramente colpito da questa tua poesia molto profonda e carica di significato. Mi ha colpito in modo particolare la strofa iniziale e la supplica che fai a Venere nel finale.