Ritagli
Che ne sarà dei grappoli ribelli
sfuggiti alla scaltrezza delle mani
lasciati solitari
al battere dei venti
appesi ai fili esili
di viti arrugginite
sconcertati
che ne sarà dei mosti
disciolti rubicondi nelle botti
rallegreranno il sangue
a inverni cupi e diacci
ricordo le risate
nelle sottane larghe e sandali di legno
cortei di secchi e donne in vampe di colori
gli uomini traballanti sui trattori
odore maschio di miseria
e cori
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Commenti (1)
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Gesuino Curreli1 novembre 2010
Oh succo di vendemmia che regali, poeta di narrata cortesia, tu sai qual'é il colore e la malia dei toni bruni e dei sapori acerbi. E' pieno d'oro e ruggine il tuo canto, d'ocra e vermigli i timbri di vendemmia, di cieli chiari e di una vita indegna che oggi ci riduce a bottegai. Canti così i festosi andirivieni, lungo i filari prodighi e paterni, con chi li ebbe in cura negli inverni e poi li coccolò come creatura. Io leggo e tu mi bagni di poesia in un angolo ch'è speranza e sogno, e della fiaba tua sento il bisogno come dell'uva nera il vignaiolo. Come nel grande acuto di un assolo, ti seguo e afferro l'estasi più cara, che la mestizia fa più dolce e rara, in mezzo a tempi tristi e cose amare, lontani dal nostalgico piacere.
