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Erotismo 5 novembre 2010 · lettura 3 min · 4508 letture

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Pan23 88 poesie pubblicate
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Son tornato a Bisanzio. Molto tempo è passato. Ho percorso vie a ritroso lungo la mia desolazione, pronto a sfidarti, Universo: vediamo dunque, riuscirai a smentirmi? Sconfessa questa mia desolazione! Ai quattro venti continuo a gettare calie, semi di senape, frammenti dei monogrammi di follia sassosa. Sono tornato, Sigillo, recandoti meco nella bisaccia delle tigri. Son sempre lì, le tigri, dentro il nucleo centrale di pensieri distratti, assenti. Stanno lì, rinchiuse come in un circo attorniato da folle di bambini coraggio in festa. Chiuse dentro la gabbia stanno, ch'è coperta dalla pietà della bisaccia – seta pudica che trascino sulle spalle. Sono tornato, Sigillo, recandoti meco nella bisaccia delle rane. Ancora lì le rane stanno, chiuse in sogni verdi di concupiscenza vetrata. Stanno come su una donna distesa, che languendo in dormiveglia attenda baci ignoti da milioni d'avide bocche. Chiuse dentro il pozzo stanno, ch'è ricoperto dal marezzo della bisaccia – bramosia di seta che mi trascina dalla sommità della testa: ah, le brame mie insaziabili! Sigillo, ascolta: gracidano le rane, le mie inutili rane; ruggiscono le tigri, le mie inutili tigri – tigri & rane sono un tutt'uno! Adesso toglierò lo specchio dell'antica luna fuori dalla bisaccia; come una reliquia lo estrarrò, con perizia andrò a lustrarlo. Fino a che non vedrò la scolopendra vorace e longilinea fuggir via dalla spelonca riflettente in cui esso l'alloga. Fino a che non udrò il sordo fruscio della pavonia risuonare, la notte, dal cristallo che mi sdoppia piatto e dal fondo mi fissa, da sotto la serica bisaccia – la trascino ctonia, essa, dall'imo che sopra il ventre mi trascina. Sigillo, son tornato a Bisanzio, passando per la conca arida del gran lago prosciugato. Ora sono nel centro dell'oscura città. Il tuo monogramma sanguinante sull'erma della commemorazione stamperò, tra l'umidità che avvolge reticoli d'anonimo cemento e vetrofanie di gioie farlocche. Non lasciare, Sigillo, che dissecchi pure il piccolo pozzo dei balocchi, il mio piccolo pozzo di memorie affezionate! S'odono (li sento, sì, chiaramente, lì ci sono ancora, i sibili del Jinn; e c'è il fragore dell'urlo di Pan. No, che non dissecchi mai, mai, il pozzo! Mi fisso sullo specchio, Sigillo, e mentre t'incendio tra il fuoco ti fisso – c'è il sentore, che disvela questa pira, che in fondo lo siam stati sempre, razionalisti. Son tornato a Bisanzio, ma son sempre stato qua, in fondo: sì, dentro il mio pozzo, nella mia culla. Qua sono tornato, sto qua, nel luogo segreto laddove ruggiscono le rane, gracidano le tigri. Nota: per ascoltare la poesia da me recitata: youtu. be/y5s395- XTYw
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L'autore
Pan23

Credo nella forza e nel valore dell'Individuo, unico nella sua autodeterminazione. Io sono Colui che è. Un Individuo, non una categoria. Sono Legge e Stato di Me Stesso.

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