Er cenacolo dei fregnacciari
Felice Di Giandomenico
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Se fa la fila
ar cenacolo de li fregnacciari,
che se ne fregano che
- se li scoprono -
so cazzi amari...
Nani e ballerine
ancora alla ribarta...
tra na fregnaccia e
n'artra
la verità è stravorta...
Belli li tempi de li
pubblici lupanari
de se sesso e ore belle
concessionari.
Mo se sta n'mano ai fregnacciari
che a suon de euri
s'aggiudicano dei bei
triangolari.
Si facevano li rigattieri
a Ponte Mammolo
de sicuro
nun se potevano permette
n'certo stimolo...
Regazzine co la bocca
che sa ancora de latte,
je offrono er didietro
come navigate mignotte.
E te rimani lì a domandatte:
perché je devo pagà
io tutte ste botte?...
E giù a rosicà pieno de sdegno
sentenno dentro ar core
na specie de macigno...
E na voce lemme lemme
cerca de consolamme:
lassà perde, nun je sta dietro
sto cenacolo de fregnacciari
prima o poi fa la fine der vetro:
na punta je cadrà sur punto giusto
e n'botto te tirerà fori
da sto pensiero angusto...
©
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L'autore
Felice Di Giandomenico
Sono nato a Roma il 19 settembre del 1961. Le mie, più che poesie nel senso stretto del termine, sono momenti impressi sulla carta che esprimono stati d’animo particolarmente intensi in cui, il desiderio di scrivere "un qualcosa" che possa descriverli, diventa particolarmente forte. Momenti che si presentano di solit
Commenti (1)
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Silvia De Angelis6 novembre 2010
Un coloratissimo vernacolo che interpreta una forma di malcostume molto accentuata. Lirica gradita e molto apprezzata

