Il doganiere
Aprì la valigia
mostrò al doganiere la pelle e il destino
che coprivano un orologio
disse questo è il mio cuore
nel ventre del tempo
non me lo potete levare
Benvenuta Signora
i suoi oggetti stanno alle regole
ma ha qualche cosa
di torbido agli occhi
che nasconde il freddo dell'anima
Sogno una patria
col sole vicino
e una farfalla che duri
fino a novembre
Ripasserò al ritorno
con un diamante
al posto dell'unico dente
che mi manca al sorriso
donato in pegno
ai vicoli che mi inseguivano
Non è il mio mestiere
smentire certezze
ma già altre volte
ho visto fiori sciupati
rispediti al mittente
e nel breve tempo dell'uso
avevano vegliato salme
che recitavano i vivi
Di sicuro le offriranno un lavoro
di una o più mogli
senza l'obbligo di riscaldare
le mura
ma solo lenzuola in posti diversi
con l'incentivo dell'anonimato
Si salutarono
sotto la finta calma dell'uomo
che l'aspettava
aprì lo sportello
disse l'inferno è cambiato
la barca al traghetto di anime
è solo metafora ormai
Con una mano
come a voler imitare un onda che trema
e una spada che si pianta alla terra
il finanziere senza volerlo
imitò un abbozzo di croce
e si ricordò del poeta Virgilio
ma stavolta al confine
tra la squallida terra
e l'inferno dei vivi
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Commenti (3)
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T
Totto31 luglio 2006
una splendida interpretazione.. bravo.. ma oramai è prassi
Cristina Khay31 luglio 2006
Bellissima... mi ha colpito... scritta in modo apparentemente casuale... di significato profondo... . Cri
Leaf31 luglio 2006
mi ha fatto tremare il cuore, con la sua intensità... la profondità di quello che si nasconde tra le righe e recita” l’inferno dei vivi”... Una grande poesia!

