La sindrome di Rebecca
Carlo Fracassi
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E tu mi dicevi
non pensare al destino,
vieni con me
beviamo, beviamo,
lasciati andare
che festa facciamo,
poi ubriachi
guardammo su in ciel.
La testa girava, girava,
la neve cadeva, cadeva.
Scendeva sempre più fitta,
tu mi parlavi
dei tuoi giorni in soffitta
e dei cimeli del tempo che fu;
fra quelli c'era una slitta
dell'amor mio che or non c'è più.
Mentre la neve cadeva, cadeva,
m'accarezzavi pian piano
fremente sul fianco,
tracannavi ancora del vino,
baciavi il volto mio stanco,
mi dicevi: “Son pazza di te”.
Ma io, invano,
pensavo a quand'ero bambino,
sognavo elefanti volanti
e zebre di notte, sino al nuovo chiaror.
Tu sorridevi com'era normale,
io mi lagnavo anche se era Natale,
perché quel mattino
non c'era neppure il caffè.
Or che son attempato e ricco sfondato
potrei aver il mondo ai miei piedi
ma lo vedi, lo vedi,
non provo alcun trasporto
quando faccio l'amore con te.
Compro sempre una pizza d'asporto
lentamente a casa la porto,
la taglio in due pensando a noi tre.
Poi mi ficco nel letto,
m'abbandono e rifletto,
e penso ancora, ancora,
di fare l'amore con lei.
Lo so come sei,
mi guardi e allibisci,
mi sopporti e impazzisci,
vorresti che fossi solo per te.
🌐
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L'autore
Carlo Fracassi
Sono orso e socievole, allegro ed ombroso, romantico e cinico. Nella vita non si ama una volta sola ed ho una speciale vocazione per l’amore platonico. Cerco ancora la donna del sogno ma l’aspetto senza uscire di casa. Inizialmente, scrivevo solo per amore, oggi lo faccio per ammazzare il tempo, sperando di prendere
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