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Introspezione 5 dicembre 2010 · lettura 1 min · 1695 letture

La voce

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marcello plavier 198 poesie pubblicate
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Sto assistendo afflitto al duttile nascere della solitaria allegria Ascolto la mia voce le mie parole che lentamente si odono in suono indistinto sono parole definitive evocate da una visione sempre la stessa sempre lo stesso conoscere lo stesso sapere. Quasi solo con le labbra curioso ed umile confronto la voce con cui parlo con la voce mentale La mia magia nacque prima di lei ed ormai non è più mia in una distanza d'amore che tardi s'illumina come disincanto aspettando qualcuno che io invano ho aspettato
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marcello plavier
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Commenti (3)

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Raggioluminoso5 dicembre 2010

Significato olre la voce e la percezione che di essa abbiamo - leggo anche tristezza in questi versi. Ed è vero che spesso di aspetta invano, l'importante è non disperare!

attendere qualcuno può essere molto triste ma l'attesa di x sè è continuare a vivere e sperare in un futuro e continuare a sognare, e vivere di follia e poesia.

B
Benito Ciarlo6 dicembre 2010

L'afflizione iniziale contrapposta alla "duttile" nascita d'allegria solitaria, costringe a porsi in ascolto della voce dell'anima: fievole, indistinta che, tuttavia, detta sentenze definitive, aiutandosi anche con immagini generate dal subconscio che rendono al povero poeta sempre la stessa regola di saggezza (chissà quale). Ne scaturisce un soliloquio, mormorii assai simili a quelli provenienti dal cuore. Attraverso questi borbottii scopriamo che la Magia è nata prima di lei e ormai non è più sua (chi, la magia o lei) e s'allontana tantissimo fino a una distanza d'Amore che si illumina tardi come il disincanto. Nonostante il quale sarà d'uopo aspettare qualcuno o qualcuna già atteso/a inutilmente dallo stesso poeta. Misericordia!