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Ribellione 5 dicembre 2010 · lettura 4 min · 1943 letture

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Pan23 88 poesie pubblicate
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Un quadro, un gran bel quadro alla parete: Questo solo voleva essere il vecchio Nick, non arnese forbice coltello O altro utile utensile, ma soltanto Estetico monile, per se stesso Delizia e per il mondo: questo il vecchio Nick pensava dinanzi ad uno specchio Che gli artigliava l'ipoattivo volto, Questo voleva contemplando il solco Reattivo delle rughe da iperboreo Dandy. E rigò la superficie liscia Del riflesso avanzando col lascivo Dito stridente, mentre piano un brandy Sorseggiava; e un pensiero nuovo in mente Gli balenò, compresso da altri diurni E quotidiani, e poco conciliante – Davvero poco conciliante! – un niente: "Vedo – si disse – delle cento vite I mille volti qui riflessi, e mille Altri, re e mendicanti, sono forse Ancora alle mie spalle. Ma a me pare D'ogni esperire univoco il prodotto, Se mendicante o re dolore tanto, Noia tantissima e gioia poca è il frutto Suo, comunque. Il molteplice provare A nulla vale dunque, e l'esperienza Di mille e più girandole ad un solo Punto equivale, e tutto il niente eguaglia Quando l'isola amorfa della terra Ultima, nel blu notte del suo mare Intona un nome che tu non sei. O Vita Grande e terribile, qualcosa devi Ai casi miei, se il nume della Morte Imprime il marchio suo indelebilmente Su tutto quel che è, mobile od inerte, Con vorticosi fuochi di letame Gorgogliante! Ma avverto come un fiume Come un niagara di golose forze Che scuote le mie tempie: è come un seme Di parole parlate in un samsā ra Vuoto, oh sì, d' illusioni e di parole Un seme tumescente, che trabocca Dal Labirinto dal nome inviolato E che Potere Polvere e Piacere Da lì suona". Così, dopo aver questo Pensato, a tutta bocca per il Cosmo Nick proclamò – d'ogni dovere avendo Riluttanza: "Voler senza dolore Scorgere un nucleo di divina essenza, Ecco la mia devianza; a me venite, Angeli- uomini- bestie, al mio cospetto Su un altare di vomiti e di ebbrezze, A me venite dunque; e poi sparite E poi tornate: incerto è il mio capriccio. Una risoluzione adesso ho preso, L'ultima forse, se tra lo sparire Della morte che sa di vita solo La brama è certa, la brama e il tornare Della vita che sa di morte: torno Sparendo sull'amniotica montagna Che vide la mia nascita: tornando Lì, sparisco alla vista della sorte Grifagna". – Scolò l'ultimo bicchiere Di brandy detto questo, e verso le albe D'arancia dell'arabico deserto S'avviò pertanto il vecchio Nick, lasciando All'oblio nella Polvere neglette Le sue cineserie scialbe, volando Via come lancia sul vello ondeggiante D'un tappeto d'Armenia, e vi stette Tra sogni steso e pirobati matti, E in tal maniera attraversò sabbie Ruggenti, mentre i Jinn con ululati E ronzii lo lambivano. Raggiunse Così di Lord Caos – il più antico amico – Le dimore interdette; e dalle gabbie Questi liberò qualche concubina Sua, in concessione a Nick la dette, e un'acqua Di oscure chiarità gli concesse anche, Un'acqua che dei cupio mori l'ansia Non placa nella sete multiforme Dell'Oggi, nei resurgam d'innovati Ieri placasse. Dopo aver da un ramo D'abete un bel randello ricavato, Col suo nuovo corteo di gigantesse, Talvolta percuotendo con quel bacchio Biforcuto – d'Ermete vanto e scettro Novello – le sue cortigiane adepte Strambe, Nick ormai spettro appiedato La marcia proseguì, e intanto la morte Sua presunta piangevan pitonesse E prefiche su lunghe orme lasciate Dietro sé, in guisa di madreperlacee Ombre, adagiate sopra punteggiati Ricordi come pavé sfatti e fondi. Ma Nick nel mentre proseguiva lento, Allocava il ventre in camere di lusso Per cento e più meublè, giocondi in fitte Trame di bisso e notti senza fine: Spariva lì dentro di tanto in tanto, In quelle ragnatele dall'ignota Deità, fedele a se stesso soltanto Nell'anomia d'un ultimo pensiero – Voragine infinita e buco nero In perenne ricerca di qualcosa. Oh Noi, quadri distopici e imbrattati, Sempre in cerca di morbide pareti Rosa, cui lasciar pendere insicure Novità verso un rifugio solenne!
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Tratta da "La Morte siede alla mia tavola".

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L'autore
Pan23

Credo nella forza e nel valore dell'Individuo, unico nella sua autodeterminazione. Io sono Colui che è. Un Individuo, non una categoria. Sono Legge e Stato di Me Stesso.

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