Vita mia (secondo tempo)
Luciano Tarabella
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La fiamma ossidrica
scassinò la cassaforte
che credetti impenetrabile
io
ragazzaccio ingenuo.
Quando la trovai
spalancata
miserevole
polverosa e vuota
di tutto il tuo amore
fu come se il mio stomaco
avesse fermato
un tir guidato da un ubriaco
a mille all'ora.
Anche il mio cuore vomitò.
Credetti di morire
invece
fu un cominciare a vivere cosciente.
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L'autore
Luciano Tarabella
Nacqui nel millennio scorso da pochi ma onesti genitori. Scrissi la mia prima,orrenda, poesia all'età di otto anni e da allora non ho ancora smesso nonostante sia stato diffidato più volte. Scrivo in italiano ed in vernacolo livornese, in versi sciolti o legati alla metrica sui più svariati argomenti. Amo la satira,
Commenti (2)
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alessio carlini7 dicembre 2010
stile e capacità comunicativa molto apprezzata ed originale... amore e riflessione a confronto in una poesia piaciuta e sentita.
Nemesis Marina Perozzi7 dicembre 2010
Ah! Ora ho capito, perché avevo sempre quei dolori lancinanti... Devo essere sincera: mi stavano già seppellendo, poi, alla prima palettata di terra, mi sono risvegliata dalla morte apparente e ho cominciato a menar fendenti a destra e a manca!


