Libera e Fiera
Ferny Max Curzio
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Non ridere, dando tutto per scontato,
solo perché spii che grondo desiderio.
E' impossibile, lo so, che io pretenda
d'impormi a te, che sei la più forte...
come una belva, perché tu sei libera,
la femmina che non domo e mi copro
di ridicolo davanti a questo mondo.
Allora siamo noi i sopravvissuti
d'una guerra che non fa prigionieri?
Tu... sei l'amante, fuori di routine,
il momento d'ebbrezza esaltante...
Io? Un borghesuccio sclerotizzato
dal morbo della consuetudine,
incapace di ignorare la morale
e la vergogna "del giorno dopo".
E tu ridi, ridi, perché non vuoi
piangere sul nostro amore fallito,
che va a schiantarsi contro il muro
della paura e del calcolo meschino,
dell'utopia di combattere il destino...
Tu, fiera selvaggia, sei già salva
nella tua savana, mentre disperato
io mi lascerò morire a poco a poco,
non sapendo profittare in alcun modo
dell'ultima occasione che m'hai dato.
Della passione ci resta solo questo
"Addio!".
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L'autore
Ferny Max Curzio
Commenti (4)
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Elena Poldan8 agosto 2006
Molto discorsiva come poesia, ma cmq mi è piaciuta...
A
Angeloantico9 agosto 2006
... dopo aver confrontato fianco a fianco le due poesie... il miglioramento c'è... sono state cambiate poche parole, la poesia ne è risultata più accurata, anche il titolo mi piace di più...
I
Il Crudo10 agosto 2006
non ho messo niente a confronto, ma ti dico che, a parte la riga sulla ”fiera selvaggia”, mi piace questa tua poesia
Milvia10 agosto 2006
Ho letto le due versioni come hai consigliato... per la verità le trovo sovrapponibili... le poche parole che hai cambiato mi sembrano dei sinonimi (belvabestia, borghesucciopoverello, chimerautopia) ... nell’insieme rimane la sensazione di una sofferenza che è ancora in fase di elaborazione... sbaglio? Grazie di averla condivisa!


