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Ribellione 26 dicembre 2010 · lettura 1 min · 1417 letture

Aspettando la scomunica

Michele Tropiano 139 poesie pubblicate
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Se c'è chi è morto per noi su di una croce di legno intagliata duemil'anni fa allora la storia si ripete senza centurioni né ultime cene continuando a sentire l'urlo nero della madre che va incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo: (1) io aspetto ancora qualcuno che ci venga a salvare senza moltiplicazioni (l'algebra non è il mio forte) senza pane e senza vino d'ottima annata quella in cui io sono nato sotto una buona stella cometa che mi ha guidato verso una mangiatoia dove al freddo ho assaggiato la carne degli angeli decaduti come la mia fede da tempo coperta sotto croste di verità più dure dei chiodi che conficcarono le mani di un cristo qualunque. (1) cfr. "Alle fronde dei salici" di S. Quasimodo, in cui si parla dell'orrore della guerra: "al'urlo nero della madre che va incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo"
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Nell'immagine "Crocifissione", 1941, di R. Guttuso

L'autore
Michele Tropiano
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Commenti (5)

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Aldo Bilato26 dicembre 2010

qui caro mio, sanno far bene solo le divisioni... ed hanno imparato bene solo la loro misura... la mangiatoia è colma all'inverosimile... ma l'opulenza gravita sempre sugli stessi...

Paola Paolina Segatto26 dicembre 2010

bravo!, ben Fatta!...Se non vogliono aiutarci, almeno abbiamo la possibilità della parola! E mai più ben venga scritta in struttura poetica bellissima come questa! Bisogna farci sentire! Ottimisssimissima!

Rosy Marchettini26 dicembre 2010

L'opulenza, come ha ben detto Aldo, appartiene agli sciocchi a coloro a cui va sottratto l'osso affinché possano scoprire cosa significa sfamarsi in una mangiatoia... Bello e forte questo tuo grido di ribellione, arriva dritto al cuore e risuona la sua eco nell'emisfero... ma esistono coloro che sono i più sordi e ciechi dei veri sordi e dei veri ciechi... Piaciutissima

Gaia22 Tiziana Porcelli26 dicembre 2010

Versi di ribellione che ben denotano quell'amarezza interiore che sovente siamo costretti a subire ogni giorno ed è anche ogni giorno che si vive nella sofferenza, tra madri che piangono i loro figli. Difficile, a volte, riuscire ancora a credere che esista una speranza per questa umanità decaduta. Apprezzata per le immagini evocative suscitate. Così ho voluto leggerla.

Pi Greco26 dicembre 2010

Sento particolarmente questa poesia, che mi ha coinvolto già dal titolo. Condivido a pieno tutto quanto e apprezzo come l'hai messa giù. Complimenti.