Topos
un castello sovrastante
il verde mare vuoto
a settentrione guarda
la collina dei morti
dal maestrale sferzata
nel fragore spumeggiante
la risacca richiama
larve bianche e fantasmi
d'un fato irrevocabile
lungo il molo allineati
scogli a difesa del nulla
l'erosione patiscono
del tempo e del sale,
dormienti si stanno
nello sconquasso ondoso
infinitamente ritornante
del vento schiavonio
dall'oriente che s'allarga
a mezzo giro d'orizzonte
nel preludio favoloso
d'aromi e reliquie
traslate increduli
di chi toccò la piaga
da tre fate allevato
i destini qui vidi
dei vivi costati
e dei morti le esequie
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L'autore
paolo corinto tiberio
Prima, quand'ero piccolo acchiappavo l'aria con le manine poi le lucciole, poi le lucertole poi acchiappavo le nuvole; ed ora che sono cresciuto acchiappo i fantasmi da adulto
Commenti (1)
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radicedi641 ottobre 2013
è sempre bello reimmergersi nella efficacia evocativa delle immagini disegnate, con inchiostro indelebile, dai tuoi versi.
