Ciao papà
Sbiancar t'ho visto in volto
tenendoti la mano
negli occhi tuoi ho colto
l'ultimo guizzo umano.
Rimasto è il corpo morso
immoto stamattina
la vita segue il corso
di volontà Divina.
Ora la mente mia
si perde nei ricordi
ne nasce un'armonia
piena di strani accordi.
E ti rivedi intento
in cose quotidiane:
quanta fatica e stento
per procurare il pane.
Quando l'estate all'ombra
levatoti il cappello
poggiavi le stanche membra
al fresco dell'ornello.
Quando leggevi il libro
accanto al focolare
pendeva dal tuo labbro
il nucleo familiare.
Amavi tu la terra
avara d'ogni bene
che ora ti rinserra
screvro d'umane pene.
Nell'autunno tardo
i calcinati grani
sopra terreno ingordo
spandevi a piene mani.
Le sere dell'inverno
a lato del camino
col fare tuo paterno
suonavi il mandolino.
Alcune notti, forse
dopo duro lavoro,
tu m'additavi l'orse,
pesci, ariete, toro.
E mi parlavi di prima
tua remota vita
quando con disciplina
la legge avei servita.
Mi raccontavi nel campo
fatti d'eroi e vili
negli occhi avevi il lampo
degli anni giovanili.
E m'insegnavi la vita
contorta, perigliosa.
Memoria a me gradita
sopra ogni altra cosa.
Il cuore tuo nel letto
d'eterna quiete or giace
d'affanni umani netto.
Dormi e riposa in pace.
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L'autore
filiberto
Sono nato nel 1949 in un piccolo borgo in provincia di Rieti e, dopo varie peregrinazioni in tutta Italia, ora risiedo in Molise. Mi piace leggere di tutto e scrivere sia in versi liberi e sciolti, sia in rima, ma in questo secondo caso non mi sento eccessivamente vincolato dalle regole della metrica che interpreto,
Commenti (2)
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Il Conte14 gennaio 2011
Davvero commovente. Quando sarà il mio turno, mi piacerebbe che qualcuno mi salutasse con versi così sentiti e coinvolgenti.
Nutellina Cinzia Pallucchini17 gennaio 2011
quanta dolcezza in questo saluto... in questo scritto si percepisce in ogni parola tutto il bene di un figlio verso il padre... molto bella, complimenti

