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Sociale 17 gennaio 2011 · lettura 2 min · 993 letture

Il mio è un esilio stanco

Omero Sala 519 poesie pubblicate
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Il mio è un esilio stanco. Per questo scrivo delle poesiole scialbe e fiacche, banali, senza vita e senza effetto. Per questo mi concentro sulle inezie e non guardo al di là di questi vetri, oltre la finestra, dove lo sfacelo ormai tracima e il degrado incontenibile dilaga. Scelgo il confino, scelgo la prigione e fra questi quattro muri m'ingarbuglio con inutili pensieri di mediocre o scadente levatura. Tento così di evitare rabbie e scongiurar furori, provo ad allontanar da me sdegni impotenti e inette irritazioni, voglio schivare voli, sottrarmi alle speranze, eludere illusioni inefficaci, dimenticare vertigini ed abbagli. È un mondo ormai spossato questo dove non c'è rimedio e scampo dove non c'è speranza di salvezza. Per questo mi accontento nel privato di piluccare piccole emozioni seccate fra le pagine dei libri. E con cautela tengo a bada le suggestioni vane infilate fra i ricordi inariditi e sorveglio con circospezione le mie reminiscenze incerte. L'aria pesante non consente fughe, non ci sono rimedi o terapie. Per questo risparmio il fiato, parlo sottovoce, uso parole futili e leggere, minuscole parole senza senso, schivando le parole antiche d'ampio respiro, grevi, impegnative, come, che so, dovere o dignità, partecipazione, empatia, coraggio, etica e amore, solidarietà e giustizia, indignazione o tenerezza. Se riesumate, possono fare male, queste espressioni forti, questi termini sicuri, elementari che si son persi fra le muffe dei vecchi dizionari. Questi concetti consumati e tristi, se rievocati, possono scatenare ilarità, o anche sconcerto, perplessità, squilibri, affanni e pene, incertezze, paura e smarrimento. Io sopravvivo stanco, sfiancato dall'esilio e me ne sto in disparte fra questi inutili pensieri, coltivo poche pallide emozioni, ubriaco di parole futili e leggere, e con questi deboli livori scrivo livide e scialbe poesie.
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Omero Sala
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Commenti (3)

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che dispiacere, che malinconia. Palpabile, emozionale, toglie il fiato. Non è un pugno nello stomaco, non è un urlare becero a cui ormai, purtroppo, siamo abituati ma un sussurrare parole di spessore, che scuotono forte senza fare rumore.

S
Sanzi17 gennaio 2011

non lo so, comunque prima guardando la poesia intera, una colonna di lettere nere e il bianco a destra... sentivo -le parole antiche d'ampio respiro e anche se non ci sono fughe, rimedi o terapie quando dici -possono far male... e molte altre cose, la vita dei (tuoi) versi è... il condizionale che nega questo presente che dici tu anche se pure questo presente esiste; è il loro nesso (tra di loro) che fa di questi versi (e gli altri) qualcosa di ampio respiro... mi sa che alcune cose scritte qui sono più un "desiderio" che una realtà perdono per le riflessioni che si discostano dalla tua idea, lo so che ogni autore si conosce meglio degli altri...

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X Bruna Rossini18 gennaio 2011

Ecco che pur "schivando le parole antiche" ce le rimanda forti ed incisive. Ma le parole "minuscole", con cui è dipinto questo spicchio di realtà, hanno la medesima intensità.