Senza titolo
Freddo ho stasera con la morte
che dita fredde tende a noi stasera
Accoglie morte noi nel nero seno
nel buio mondo dove ci si oblia
dal fondo vuoto eterno non risale
la forma umana ma vi si scompare
La morte ha anche questo mette allegria
se pensi al modo come dileguiamo
il quando non importa tanto presto
o tardi varcheremo quella porta
con lo spento pallore sulle dita
E' buffo come il fato radicato
nel figlio handicappato della scimmia
sia il non esser prima d'esser nato
e dopo morto il non esser sia
l'uguale stato allora che rimane
fugacemente dell'essere esistito?
Un impercettibile brusio uno stampo
d'ombra un sogno che si sfoca
al tendere del tempo all'infinito?
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L'autore
paolo corinto tiberio
Prima, quand'ero piccolo acchiappavo l'aria con le manine poi le lucciole, poi le lucertole poi acchiappavo le nuvole; ed ora che sono cresciuto acchiappo i fantasmi da adulto
Commenti (3)
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mario calzolaro30 gennaio 2011
...grazie per i crudi spunti di profonda riflessione che, con questa tua intensa lirica, ci doni. Apprezzata
Giorgio Dello30 gennaio 2011
la vita... un soffio! Una sottileneatura profonda questa poe, in versi nudi e crudi ci fà rilfettere... forse la morte dura più a lungo! Apprezzata per originalità e riflessioni!
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hy ju30 gennaio 2011
Mi sembra piacevole filosofia in versi. Una riflessione non banale sul nostro umano non essere, breve apparire e troppo rapido scomparire. Mi pare ci sia anche una vena sottilmente ironica. Bella la chiusura interrogativa.

