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Impressioni 8 febbraio 2011 · lettura 1 min · 2715 letture

Le beghine

Felice Di Giandomenico 350 poesie pubblicate
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Della pietà non voglion sentir la voce, restano a testa bassa sgranando corone di rancore. Preghiere innalzate premeditando altrui peccati indici ben tesi, dimenati nelle voragini di perfide maldicenze. Cuori sterili d'amore che l'Amor feriscono, ignari delle stille di un Dio che li accoglie. La vedova, l'affitta camere, la pitocca con pochi spiccioli nel borsellino... Faticherà il paradiso ad aprire le sue porte il giorno in cui quest'anime se le porterà via la morte.
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Non so se sia mai capitato a qualcuno di voi ma, spesso, nelle chiese si incontrano persone di una freddezza disarmante, dalla cui bocca escono solo parole aspre... cattive.

L'autore
Felice Di Giandomenico

Sono nato a Roma il 19 settembre del 1961. Le mie, più che poesie nel senso stretto del termine, sono momenti impressi sulla carta che esprimono stati d’animo particolarmente intensi in cui, il desiderio di scrivere "un qualcosa" che possa descriverli, diventa particolarmente forte. Momenti che si presentano di solit

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Commenti (4)

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Rosy Marchettini8 febbraio 2011

Eh sì, hai proprio ragione non solo nelle Chiese si trovao le famosi comari che sgranano il rosario ma non per rammentar le preghiere, ma i "peccati" altrui Le lingue biforcute e gli occhi strabici per meglio vedere sia a drstra che a sinistra contemporaneamente, persone dall'animo cattivo ed invidioso e al novanta per cento vestite di nero Bella, bellissima questa tua poesia Piaciuta tantissimo

Silvia De Angelis8 febbraio 2011

Purtroppo esistono, e sono sempre esistite, persone che vivono per le maldicenze e per intromettersi, con cattiveria, nella vita del prossimo... per loro non ci sarà un posto in Paradiso...

Kiaraluna8 febbraio 2011

Mi è capitato eccome... ma con mio stupore (di allora perché adesso è normalità) l'ho udite uscire, parole d'anatema sui presunti peccati altrui, da bocche sì "credenti"...ma non di acide e attempate donne sole, ma di giovani accasate e con prole... quel dito puntato non conosce più età né condizione sociale e morale...è il più gettonato dei gratuiti passatempi! Grande poesia e ottimo spunto di riflessione.

Azar Rudif8 febbraio 2011

L'avrei messa nella satira o nel sociale per tanto che è appropriata. Di questi aspiranti giudicatori ne esistono a bizzeffe, ma esiste un rimedio: schiacciarle come si farebbe con una pulce facendo attenzione a non sporcarsi tanto sono piene di malvagità. Oppure, voltargli le spalle e non ascoltare è la cosa che più le fa arrabbiare